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Nicolas Burdisso racconta la sua carriera tra Superclásico, allenatori e il ritiro
Scoprire la ricca carriera di Nicolas Burdisso tra esperienze da calciatore e manager, e aneddoti sui suoi derby più memorabili.
Oggi direttore sportivo del Monza, Nicolas Burdisso è una figura che ha lasciato un’impronta significativa nel mondo del calcio, sia come giocatore che come manager. La sua carriera è stata caratterizzata da esperienze di alto profilo in club prestigiosi, oltre che da momenti personali che ne hanno influenzato il percorso. In una recente intervista a Serie A TV, Burdisso ha condiviso vari aneddoti e riflessioni sui momenti più importanti della sua carriera, offrendo uno spaccato interessante su ciò che significa essere un calciatore e un dirigente di successo.
L’importanza dei derby e le esperienze uniche sui campi di gioco
Burdisso ha raccontato con passione i suoi ricordi dei derby, a partire dal Superclásico argentino fino alle sfide italiane. Giocare il Superclásico contro il River Plate, ha detto, era un’esperienza di un’intensità unica, con una forte radice sociale e culturale. In Italia, ha vissuto derby carichi di emozioni con squadre come Inter, Milan e Juventus. Ha descritto il derby di Milano come uno spettacolo calcistico, mentre il derby di Genova è stato per lui il più godibile, grazie all’equilibrio tra le tifoserie. Ogni derby ha una sua storia e un suo significato, che va oltre la semplice competizione sportiva.
Gli allenatori che hanno segnato il suo percorso e il legame con l’Inter
Nel corso della sua carriera, Burdisso ha avuto l’opportunità di lavorare con allenatori di grande calibro. Tra questi, ha ricordato con particolare affetto Carlos Bianchi, definendolo il tecnico che ha dato il via alla sua carriera. Tuttavia, ha espresso grande ammirazione anche per José Mourinho, evidenziando la sua capacità di portare idee innovative e di creare un ambiente competitivo. La sua esperienza all’Inter è stata arricchita non solo dalle vittorie, ma anche dal supporto umano ricevuto in momenti difficili, come quando la società e Massimo Moratti gli permisero di prendersi una pausa per stare accanto alla figlia malata. Questo legame familiare con l’Inter è stato fondamentale per Burdisso, che ha sempre percepito la squadra come una casa.
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