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Gianfelice Facchetti ribadisce che suo padre non faceva parte di un’associazione a delinquere
Un confronto acceso tra Gianfelice Facchetti e Massimo Giletti riaccende i riflettori su Calciopoli e il ruolo storico dell’Inter nel calcio italiano.
L’eco di Calciopoli, uno degli scandali più significativi del calcio italiano, continua a farsi sentire a distanza di anni. Protagonista di una recente discussione è stato Gianfelice Facchetti, figlio dello storico presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti. Durante un intervento al programma “Il Processo al 90’”, ha avuto un confronto diretto con il noto giornalista juventino Massimo Giletti. Al centro del dibattito, le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il mondo del calcio italiano e la figura di suo padre, un nome che ancora oggi suscita emozioni e riflessioni nel panorama sportivo nazionale.
Le dichiarazioni di Gianfelice Facchetti sulla relazione di Palazzi e il diritto alla difesa
Nel corso della trasmissione, Gianfelice Facchetti ha espresso la sua posizione riguardo alle vicende che hanno visto coinvolto il nome di suo padre nelle carte di Palazzi. Ha sottolineato che, dal punto di vista giuridico, “la relazione di Palazzi” non ha alcun peso significativo perché Giacinto Facchetti non ha mai avuto l’opportunità di difendersi in un processo. Facchetti ha infatti ribadito che “non c’è stato un avvocato che abbia potuto prendere parola e mettersi a rispondere punto su punto”. Inoltre, ha ricordato l’importanza dell’articolo della Costituzione italiana che sancisce il diritto inviolabile alla difesa, enfatizzando che una persona deceduta, come suo padre, non può essere processata. Questa dichiarazione arriva in risposta alle polemiche sulla presunta moralità di titoli sportivi e decisioni passate.
Il rapporto tra morale e giustizia sportiva secondo Facchetti
Gianfelice Facchetti ha affrontato anche il tema della moralità nel calcio, affermando che “lo scudetto e la parola morale non vanno in prescrizione”. Tuttavia, ha chiarito che non intendeva discutere di moralità, bensì sottolineare i principi del diritto alla difesa. Ha evidenziato come tutti coloro che sono stati coinvolti nei procedimenti giudiziari relativi a Calciopoli abbiano avuto la possibilità di “difendersi a oltranza in tutti i gradi di giudizio”. Questo, secondo Facchetti, è un aspetto fondamentale che differenzia chi è stato processato da chi, come suo padre, non ha avuto modo di difendersi adeguatamente. Le sue parole mettono in luce una prospettiva che invita a riflettere sul rapporto tra giustizia, morale e storia nel contesto calcistico italiano.
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