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Cordoba: “Non ha senso terminare un campionato del genere”


L’ex calciatore nerazzurro, Ivan Cordoba, ha parlato dei giorni in quarantena e dell’Inter.’

Ivan Cordoba ha parlato in diretta Instagram sulla pagina ufficiale de La Gazzetta dello Sport per la rubrica “A Casa con Gazzetta”. Ecco quanto affermato dall’ex calciatore dell’Inter:

“Come passi le giornate in questa quarantena?
“Ci dividiamo i compiti in casa io e mia moglie, come penso facciamo tutti. Poi abbiamo un piccolo di 4 anni in casa che ci tiene occupati. Facciamo dei giochi, ci distraiamo come possibile”

Fai anche pulizie e faccende di casa?
“Faccio quello che dice mia moglie, il boss! Bisogna tenere duro, alla fine ti chiedono di stare a casa per il bene nostro e di tutte le altre persone”.

Quanto ti manca il calcio giocato? Anche solo da spettatore
Mi manca moltissimo, ma è qualcosa che piano piano si continua a digerire, perché avendo giocato così tanto tempo e poi avendo smesso ci fai il callo. All’inizio soffri ma poi inizi a goderti tutto quello che una volta ti perdevi per le trasferte, la famiglia”.

Manchi tanto in questa difesa dell’Inter, ti troveresti a tuo agio?
Mi piacerebbe, penso sarebbe molto facile giocare coi centrali che ci sono adesso, mi renderebbero la vita molto più facile”.

Tu da grande professionista che posizione hai sul taglio degli stipendi?
“Io non avevo mai sentito di questa situazione, lo sento adesso da parte tua. Io penso che tutto il paese e tutto il mondo vivono un paese particolare. E questo va a toccare tutte le persone in tutti i sensi, economico, lavorativo, sentimentale. La mancanza dei cari fa molto male, è la parte peggiore. Ma tutti possiamo fare un sacrificio dal punto di vista economico. Dobbiamo essere solidali. E se rinunciare a una piccola parte dello stipendio da calciatori può aiutare chi ha bisogno, sono completamente d’accordo”.

Vedremo quando ripartirà la stagione, ma secondo te ha senso riprendere il campionato dopo una sosta così lunga? Ne vale la pena per te? Va concluso?
“Io ti dico che questa è una situazione totalmente anomala. Per me non esiste, per quanto lo sport faccia bene a tutti quanti, avere al centro il calcio. Quando il mondo ripartirà bisognerà innanzitutto aiutare chi avrà bisogno. I giocatori dovranno allenarsi, potranno continuare il loro lavoro. Ma non ha senso terminare un campionato del genere. Lo sport deve continuare perché fa bene alla salute e alla testa, ma non deve essere un obiettivo fondamentale finire il campionato. Ci sono priorità più importanti. Se ci assicurano che dopo un certo periodo non si rischia il contagio e la situazione torna normale è un conto, ma nessuno può farlo. Dobbiamo tenere duro il più possibile finché tutto passa”.

Il più forte attaccante che hai dovuto marcare?
“Tanti. In assoluto quello che ho temuto di più era Ronaldo. Perché non sapevi come marcarlo, potevi solo sperare di anticiparlo, ma se sbagliavi era gol”.

Un attaccante che a fine partita ti ha detto che lo hai distrutto? Che non ha visto palla per causa tua?
“Nel calcio italiano c’erano tanti attaccanti forti e “fastidiosi”. A me piacciono gli attaccanti che sanno dare fastidio ai difensori, tipo Inzaghi o Sheva. Ti spronavano a dare il massimo”.

Prima di andare all’Inter sei stato vicino alla Juve?
“La prima squadra che si è interessata è stato l’Udinese. Poi mi ha detto Braida che mi cercò per il Milan, ma a me non arrivò nessuna proposta o voce a riguardo. Poi quando ero all’Inter mi cercò il Real Madrid, ma questo lo sanno tutti. Io però feci una promessa a Moratti e rimasi all’Inter”.

Prima di questo stop, che impressione ti ha fatto l’Inter?
“Penso sia stata un’ottima stagione. Avevano un compito non facile, avvicinarsi alla vetta della classifica è stato qualcosa di importante. Tutti sono convinti verso l’obiettivo ed è l’unica via percorribile. Ci vorrà ancora tempo, ma la mentalità è giusta. Chi arriva all’Inter deve capire che ci arriva per vincere, non per arrivare in Champions. E quest’anno lo hanno dimostrato, hanno affrontato il campionato nel modo giusto”.

Cosa pensi di Conte?
“Io all’inizio la pensavo come tutti i tifosi dell’Inter. Perché era difficile da accettare che una bandiera della Juve venisse da noi. Ma è lavoro. Poi i risultati, la gestione della squadra, la maniera in cui ha difeso i colori, stiano facendo crescere la fiducia. Lui è un allenatore molto forte, lo ha già dimostrato ampiamente. E a noi serviva un allenatore con mentalità vincente, oltre a giocatori che hanno avuto la possibilità di vincere, perché aiuta tutti l’ambiente a crescere”.

Per te Adriano al top valeva Ronaldo?
“Io stimo moltissimo Adriano, ma penso che anche lui sia consapevole che facendo il suo massimo non sarebbe arrivato al livello di Ronaldo. Ma nessuno poteva arrivare al suo livello, nessuno”.

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